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Ecco perché dovresti adottare il punto di vista di un altro se vuoi crescere

É facile dare una giustificazione ai propri sentimenti, ma non lo è altrettanto riuscire a comprendere quelli degli altri. É facile sentirsi nel giusto, quando ci sembra che gli altri stiano sbagliando, sentendoci legittimati a fargliela pagare, perché siamo convinti di punirli per le loro cattive azioni, che sono una conseguenza del loro cattivo carattere. Non ci rendiamo conto che l’altra persona non vedrà le cose esattamente allo stesso modo. É molto probabile che, a sua volta, consideri le proprie azioni giustificate dalle circostanze e veda le nostre azioni come conseguenze del nostro cattivo carattere! Quando abbiamo la sensazione che un’altra persona si sia comportata in modo sbagliato nei nostri confronti, il primo passo da fare è cercare di capire quale sia l’idea scorretta che l’ha spinta ad agire in quel modo. Questa ricerca ci incoraggia a metterci nei panni dell’altra persona. Riflettendo sul suo sistema di valori, possiamo dare un senso alle sue azioni, pur non condividendole, stroncando sul nascere il sentimento di rabbia giustificata che potrebbe assalirci. Il che ci porta al secondo passo: ora che conosciamo le convinzioni dell’altro, dovremmo chiedere a noi stessi se, di tanto in tanto, non capiti anche a noi di dare valore alle stesse cose. Se la risposta è no, e siamo fiduciosi della veridicità del nostro giudizio, allora sapremo che l’altra persona ha agito sulla base di considerazioni sbagliate e dovremo provare pietà per lei; se, invece, capita anche a noi di avere le stesse convinzioni scorrette su cosa è giusto e cosa è sbagliato, allora dovremo chiederci perché ce la stiamo prendendo con l’altro, invece che lavorare su noi stessi. Questo può darci la motivazione che ci serve per perdonare, dato che anche noi abbiamo commesso degli errori nel passato, e potremmo commetterne in futuro. Marco Aurelio nei suoi Pensieri scriveva:

Quando uno sbaglia nei tuoi confronti, considera subito quale opinione sul bene o sul male lo ha spinto all’errore; se riuscirai a capirlo proverai compassione per lui e non sarai più adirato né sorpreso. Infatti, se hai ancora, anche tu, la stessa opinione del bene, o ne hai una simile, devi scusarlo; se invece la tua opinione del bene e del male non è più di questo genere, ti sarà più facile essere indulgente con chi sbaglia.

Quello che Marco Aurelio vuole dire alla fine del passo citato è che può darsi che le nostre stesse idee su cosa è giusto o sbagliato siano cambiate, poiché abbiamo imparato dai nostri errori e siamo un po’ saggi di quanto non lo fossimo prima. Se è così, possiamo permetterci di avere un po’ di misericordia per chi non ha ancora compiuto la stessa crescita, così come faremmo con chi non è ancora competente quanto noi in matematica.

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